L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nei processi aziendali, nella gestione del personale, nella formazione e nell’organizzazione delle attività. Questo sviluppo offre opportunità rilevanti, ma impone alle imprese di valutare con attenzione affidabilità, trasparenza, competenze degli utilizzatori e possibili conseguenze sulle condizioni di lavoro.
Il quadro normativo italiano si è arricchito con il Decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2026 ed entrato in vigore il 23 ottobre 2026. Il provvedimento adegua la normativa nazionale al Regolamento UE 2024/1689, conosciuto come AI Act, disciplinando in particolare i poteri delle autorità nazionali e l’impiego dell’intelligenza artificiale nei percorsi formativi, nelle professioni e nel lavoro.
Il decreto si compone di 54 articoli. Il Capo III, che comprende gli articoli da 36 a 51, riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale nella formazione, nelle professioni, nel lavoro, nella sanità e nella pubblica amministrazione.
L’intelligenza artificiale entra nella gestione aziendale
La novità non consiste nell’introduzione di un generico divieto di utilizzare l’intelligenza artificiale. Il nuovo quadro normativo richiede piuttosto un utilizzo governato, consapevole e coerente con il livello di rischio dei sistemi impiegati.
Per le imprese, ciò significa evitare che l’adozione dell’IA venga trattata come una semplice scelta informatica. Quando un sistema influenza l’organizzazione del lavoro, le decisioni riguardanti il personale, la formazione o le condizioni nelle quali le attività vengono svolte, entrano in gioco responsabilità che interessano la direzione aziendale, le risorse umane, i responsabili dei sistemi informativi e le funzioni dedicate alla salute e sicurezza.
Il decreto interviene, inoltre, sulle decisioni automatizzate nel rapporto di lavoro. L’articolo 41 prevede che la decisione definitiva in materia di assunzione, licenziamento e provvedimenti disciplinari non possa essere affidata esclusivamente a un algoritmo, ma debba rimanere riservata a una persona fisica dotata di un potere effettivo e autonomo.
Il principio è particolarmente significativo: l’intelligenza artificiale può supportare le decisioni, ma non deve eliminare il controllo umano nelle scelte capaci di produrre conseguenze rilevanti sulle persone.
Quali effetti sulla salute e sicurezza sul lavoro
L’articolo 42 del decreto assume rilievo specifico per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Gli approfondimenti pubblicati sul provvedimento collegano tale disposizione all’utilizzo di sistemi di IA che incidono sull’organizzazione delle attività o sui rischi per i lavoratori.
Dal punto di vista operativo, le aziende dovrebbero quindi considerare l’intelligenza artificiale nell’ambito dei processi ordinari di valutazione e gestione dei rischi ogni volta che il suo utilizzo può modificare:
- modalità di esecuzione delle attività;
- interazione tra lavoratori, macchine e sistemi automatizzati;
- ritmi, carichi e organizzazione del lavoro;
- flussi informativi e processi decisionali;
- autonomia degli operatori;
- attività di controllo, sorveglianza o valutazione;
- contenuti e modalità della formazione.
Questa rappresenta un’indicazione operativa di buona gestione, da applicare in funzione delle caratteristiche concrete del sistema adottato e del relativo impatto. Non significa che ogni applicazione di IA richieda automaticamente una revisione completa del DVR, ma che l’azienda deve verificare se l’introduzione della tecnologia determini rischi nuovi o una modifica significativa di quelli già valutati.
L’analisi non dovrebbe limitarsi alla sicurezza informatica o all’affidabilità tecnica del software. Quando pertinente, occorre considerare anche gli effetti organizzativi e umani, come il rischio di affidamento eccessivo agli esiti prodotti dalla macchina, il sovraccarico informativo, la perdita di consapevolezza situazionale, l’ambiguità nell’attribuzione delle responsabilità e la possibile riduzione dell’autonomia decisionale.
Allo stesso tempo, l’IA può diventare uno strumento utile per la prevenzione. Sistemi adeguatamente progettati e controllati possono supportare l’analisi dei dati, l’individuazione di anomalie, il monitoraggio delle condizioni operative e le attività di manutenzione. Questi strumenti, tuttavia, devono affiancare e non sostituire la valutazione professionale, le misure tecniche e organizzative e la vigilanza prevista dal sistema aziendale di prevenzione.
Il ruolo centrale della formazione
Uno degli elementi più rilevanti del D.Lgs. 179/2026 è l’attenzione dedicata alle competenze necessarie per utilizzare consapevolmente l’intelligenza artificiale. Il decreto contiene disposizioni sulla formazione di studenti, docenti, dipendenti pubblici, magistrati e professionisti, oltre a norme riferite al lavoro e alle attività professionali.
Per le aziende, la formazione non dovrebbe quindi essere ridotta all’illustrazione tecnica del funzionamento di un software. Le persone che utilizzano o supervisionano sistemi di IA devono essere messe nelle condizioni di comprenderne almeno:
- finalità e limiti;
- modalità corrette di utilizzo;
- qualità e attendibilità degli output;
- necessità del controllo umano;
- rischi connessi a errori, distorsioni o risultati non verificati;
- regole organizzative e responsabilità interne;
- impatti sulla protezione dei dati, sulla sicurezza e sui diritti dei lavoratori.
L’obiettivo non è trasformare ogni lavoratore in uno specialista di intelligenza artificiale, ma sviluppare competenze proporzionate al ruolo, al livello di responsabilità e alle caratteristiche degli strumenti utilizzati.
Questo approccio assume particolare importanza quando l’IA viene impiegata nella formazione sulla sicurezza. Un sistema può aiutare a personalizzare i contenuti, analizzare fabbisogni o supportare le attività didattiche, ma non garantisce automaticamente l’adeguatezza del percorso rispetto ai rischi effettivi, alle mansioni e agli obiettivi formativi. La responsabilità dell’organizzazione sulla qualità e sull’efficacia della formazione resta quindi un elemento centrale.
Cosa dovrebbero fare ora le aziende
Le organizzazioni che hanno già introdotto strumenti di intelligenza artificiale dovrebbero innanzitutto mapparne l’utilizzo, individuando le funzioni coinvolte, i processi interessati, i dati trattati e le decisioni supportate. È poi opportuno verificare se i sistemi incidano sul rapporto di lavoro, sulla formazione, sull’organizzazione delle attività o sui rischi professionali.
Su questa base, l’impresa può definire regole interne proporzionate, assegnare responsabilità, stabilire quando sia obbligatorio il controllo umano e programmare la formazione degli utilizzatori. Quando l’introduzione dell’IA modifica in modo rilevante processi, mansioni o condizioni operative, occorre valutare l’aggiornamento della documentazione aziendale pertinente, compresi DVR, procedure, istruzioni e programmi formativi.
Particolare attenzione deve essere riservata ai sistemi utilizzati per selezionare, valutare, monitorare o gestire lavoratori. La supervisione umana non dovrebbe essere semplicemente formale, ma effettiva: la persona incaricata deve poter comprendere l’esito proposto, verificarlo e, quando necessario, modificarlo o respingerlo.
La gestione dell’IA richiede quindi un approccio multidisciplinare che coinvolga direzione, HSE, risorse umane, IT, privacy e funzioni legali. Nelle organizzazioni più strutturate, questi temi possono essere integrati nei sistemi di gestione già esistenti, collegando innovazione tecnologica, valutazione dei rischi, formazione e miglioramento continuo.
Conclusioni
Il D.Lgs. 179/2026 conferma che l’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione tecnologica. Il suo utilizzo coinvolge governance, organizzazione del lavoro, competenze, tutela delle persone e responsabilità aziendali.
Per le imprese, la priorità non è bloccare l’innovazione, ma governarla. Questo significa conoscere i sistemi utilizzati, valutarne gli effetti, mantenere un controllo umano effettivo, formare adeguatamente le persone e integrare l’IA nei processi aziendali di gestione dei rischi.
Le organizzazioni che adotteranno fin da subito un approccio strutturato potranno utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento di efficienza e prevenzione, evitando che un’implementazione non controllata generi nuovi rischi, responsabilità indefinite o decisioni poco trasparenti.
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