Negli ultimi anni il concetto di sicurezza sul lavoro ha iniziato a includere dimensioni che vanno oltre la tutela fisica: si parla sempre più spesso di benessere psicologico, clima relazionale e dignità della persona. Una trasformazione culturale che oggi diventa anche un obbligo normativo: le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro devono essere valutate e gestite all’interno del DVR, il Documento di Valutazione dei Rischi aziendale.
Questa novità discende da un insieme di norme che hanno progressivamente ampliato la definizione di rischio lavorativo, fino a includere in modo esplicito anche questi comportamenti.
Perché adesso il DVR deve includere il rischio “molestie e violenze”?
La base giuridica parte da lontano. L’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che la valutazione dei rischi deve essere “globale e completa”, includendo anche i rischi legati allo stress lavoro-correlato e alle differenze di genere. Questi elementi aprivano già la strada alla considerazione dei rischi legati a comportamenti molesti o aggressivi.
Il passo decisivo arriva però con il Decreto-Legge 31 ottobre 2025, n. 159 (poi convertito nella Legge 29 dicembre 2025, n. 198), che inserisce chiaramente tra le misure generali di tutela l’obbligo di prevedere azioni di prevenzione delle condotte violente o moleste verso i lavoratori. È qui che molestie e violenze diventano, formalmente, un rischio lavorativo da valutare al pari dei rischi fisici, meccanici o chimici.
A rafforzare questo quadro interviene la Convenzione OIL n. 190, ratificata in Italia con la Legge 4/2021, che chiede agli Stati di adottare politiche e misure specifiche per prevenere, riconoscere e contrastare violenza e molestie sul lavoro.
Cosa intendiamo per “molestia” e “violenza” sul lavoro?
Non si tratta solo di episodi gravi o isolati. Le definizioni adottate a livello nazionale e internazionale sono molto più ampie:
- Molestie: comportamenti indesiderati, anche legati al sesso o al genere, che creano un clima intimidatorio, ostile, degradante o offensivo.
- Violenza: episodi in cui il personale viene abusato, minacciato o aggredito, anche durante gli spostamenti o in attività collegate al lavoro.
La Convenzione OIL estende il concetto di “luogo di lavoro” anche a spazi pubblici o digitali, trasferte, alloggi aziendali e tutte le situazioni riconducibili all’attività lavorativa.
Quali aziende devono aggiornare il DVR?
Tutte. Non esistono esenzioni: ogni datore di lavoro è tenuto a integrare la valutazione dei rischi includendo anche la parte relativa a molestie e violenze.
Il livello di rischio, però, varierà in base al settore, alle mansioni e all’organizzazione interna.
Settori come sanità, servizi sociali, trasporti, istruzione, accoglienza e ristorazione presentano una maggiore esposizione per la forte interazione con il pubblico e il potenziale rischio di aggressioni.
Come deve cambiare il DVR: cosa inserire concretamente
Per molte aziende questo aggiornamento significa introdurre nuove analisi, procedure e misure. Ecco gli elementi fondamentali:
1. Analisi delle situazioni a rischio
Il DVR dovrà individuare gli scenari in cui è più probabile che si verifichino molestie o violenze: lavoro isolato, turni notturni, gestione del pubblico, ambienti privi di controllo visivo, comunicazioni digitali non moderate, squilibri di potere organizzativo.
2. Valutazione del rischio
L’analisi dovrà considerare:
- probabilità che si verifichino episodi;
- gravità delle possibili conseguenze;
- differenze di genere, età, provenienza e vulnerabilità specifiche.
3. Misure di prevenzione
Le aziende dovranno prevedere:
- una politica aziendale contro molestie e violenze (tolleranza zero);
- procedure chiare di segnalazione e gestione degli episodi;
- canali di segnalazione riservati, anche anonimi, e tutela contro ritorsioni;
- misure organizzative (lavoro in coppia, presidio aree critiche, miglioramento layout);
- dotazioni tecnologiche (allarmi, videocamere, illuminazione);
- formazione e sensibilizzazione per dirigenti, preposti e lavoratori.
4. Gestione degli eventi
Il DVR dovrà descrivere come l’azienda:
- prende in carico eventuali segnalazioni,
- sostiene la persona coinvolta (anche con supporto psicologico),
- svolge accertamenti imparziali,
- attua azioni correttive o disciplinari,
- aggiorna procedure e misure di prevenzione.
Non solo obbligo: un investimento sulla qualità del lavoro
Oltre all’aspetto normativo, questa novità rappresenta un’evoluzione culturale importante.
Il decreto sicurezza 2025 parla chiaramente di un sistema che deve diventare preventivo, integrato e centrato sulla persona, riconoscendo la dignità e la salute psicologica come parte essenziale della sicurezza.
Integrare il rischio molestie nel DVR significa quindi:
- migliorare il clima aziendale,
- ridurre turn‑over e assenteismo,
- aumentare fiducia e motivazione,
- proteggere i lavoratori e tutelare la reputazione dell’impresa.




