Chi lavora di notte non cambia solo gli orari. Cambia il modo in cui il corpo gestisce sonno, energia e metabolismo. Il fact sheet INAIL 2026 indica nell’alimentazione una delle leve di prevenzione più concrete.
Perché il lavoro notturno pesa sulla salute
Il lavoro notturno altera il ritmo circadiano, con effetti su sonno, metabolismo e secrezione ormonale. Questo disallineamento aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, di malattie metaboliche (diabete di tipo 2, obesità), di disturbi del sonno e gastrointestinali, e di neoplasie.
C’è anche un effetto indiretto sulle abitudini. Gli studi richiamati da INAIL indicano più alimenti molto processati, ricchi di grassi saturi, zuccheri semplici e sodio. Spesso aumenta anche la caffeina, usata per contrastare la sonnolenza dovuta a un sonno di scarsa qualità.
Non è solo una questione di salute nel lungo periodo. Il lavoro notturno può incidere su attenzione e memoria, quindi anche su errori, infortuni e incidenti.
Chi è il “lavoratore notturno”
Per il D.Lgs. 66/2003 il periodo notturno dura almeno sette ore consecutive e comprende l’intervallo tra mezzanotte e le cinque. È lavoratore notturno chi svolge in quel periodo almeno tre ore del proprio tempo di lavoro giornaliero. Il contratto collettivo può però individuare un numero diverso di ore e di giornate. Solo in assenza di disciplina collettiva si applica la soglia di almeno 80 giorni lavorativi l’anno, riproporzionata per il part-time.
La fascia oraria concreta dipende da contratto collettivo e contratto individuale. Può essere, per esempio, 22–5, 23–6 oppure 24–7.
Secondo i dati Istat richiamati da INAIL, nel 2022 i lavoratori notturni in Italia erano circa 3 milioni, soprattutto in sanità, trasporti e ospitalità.
Il ruolo protettivo della dieta mediterranea
La letteratura scientifica indica nella dieta mediterranea un modello capace di attenuare questi rischi. È ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e olio extravergine d’oliva. Ha un’azione antinfiammatoria e antiossidante, migliora la sensibilità all’insulina e la salute cardiovascolare, e può aiutare a contenere l’aumento di peso legato ai turni. [inail.it]
INAIL sottolinea che gli interventi personalizzati su sonno, alimentazione e attività fisica migliorano prevenzione, benessere e vigilanza, e riducono l’affaticamento.
Cosa può fare il lavoratore
- distribuire i pasti in modo compatibile con il turno, senza saltarli
- idratarsi adeguatamente
- curare l’igiene del sonno
- ridurre caffeina e alcol
Cosa può fare l’azienda
Se in azienda di notte non c’è nulla di sano da mangiare, il consiglio individuale resta sulla carta. Le azioni indicate sono:
- uno spazio ristoro attrezzato
- servizi di delivery o catering
- distributori automatici con prodotti riformulati
- il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte
Gli obblighi che restano
Il fact sheet INAIL è una pubblicazione informativa e divulgativa. Non introduce obblighi e non sostituisce la valutazione dei rischi né la sorveglianza sanitaria. Gli obblighi derivano dal D.Lgs. 66/2003 e dal D.Lgs. 81/2008:
- Controlli sanitari (art. 14). La salute dei lavoratori notturni si valuta con controlli preventivi e periodici adeguati al rischio, secondo legge e contratti collettivi.
- Prevenzione equivalente (art. 14). Di notte il datore di lavoro garantisce servizi e mezzi di prevenzione e protezione adeguati ed equivalenti a quelli del turno diurno, previa informativa alle rappresentanze sindacali. Per le lavorazioni a rischi particolari servono appropriate misure di protezione personale e collettiva.
- Orario (art. 13). L’orario non può superare 8 ore in media nelle 24, salvo un periodo di riferimento più ampio fissato dai contratti collettivi. Per le lavorazioni che comportano rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali, individuate con decreto ministeriale, il limite è di 8 ore in ogni periodo di 24.
- Inidoneità (art. 15). Se il medico competente o le strutture sanitarie pubbliche accertano l’inidoneità al lavoro notturno, il lavoratore va assegnato al lavoro diurno, in altre mansioni equivalenti, se esistenti e disponibili.
- Divieti ed esoneri (art. 11). È vietato adibire le donne al lavoro dalle 24 alle 6, dall’accertamento della gravidanza fino a un anno di età del bambino. Non sono obbligati al lavoro notturno, tra gli altri, la madre di un figlio di età inferiore a tre anni (o, in alternativa, il padre convivente), l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni e chi assiste un disabile ai sensi della L. 104/1992.
In pratica: tre azioni da portare nel DVR e nella sorveglianza sanitaria
- Valutare il lavoro notturno e a turni nel DVR, considerando anche le abitudini alimentari e le possibilità reali di ristoro.
- Rendere possibile una scelta alimentare corretta: pasti, pause e spazi adeguati durante il turno.
- Coinvolgere il medico competente nel protocollo sanitario e nell’informazione dei lavoratori su sonno, alimentazione e attività fisica.
Domande frequenti
1. Chi è considerato “lavoratore notturno”? È chi svolge almeno tre ore del proprio tempo di lavoro giornaliero nel periodo notturno, che dura almeno sette ore consecutive e comprende l’intervallo tra mezzanotte e le cinque. Il CCNL può prevedere un numero diverso di ore e di giornate. Solo in sua assenza si applica la soglia di 80 giorni lavorativi l’anno, riproporzionata per il part-time. Chi lavora di notte solo saltuariamente, sotto le soglie, non è lavoratore notturno in senso tecnico. Restano comunque la valutazione dei rischi e le tutele generali del D.Lgs. 81/2008.
2. Il fact sheet INAIL sull’alimentazione è obbligatorio? No. È una pubblicazione informativa e divulgativa: non introduce nuovi obblighi e non sostituisce la valutazione dei rischi né la sorveglianza sanitaria. Può però orientare le misure che l’azienda sceglie di adottare.
3. Chi lavora di notte deve fare visite mediche e ogni quanto? Sì: la salute dei lavoratori notturni si valuta con controlli preventivi e periodici adeguati al rischio, secondo legge e contratti collettivi. L’art. 14 non fissa una cadenza uguale per tutti. Nella pratica la frequenza dipende dalla valutazione dei rischi, dal protocollo sanitario del medico competente e dal CCNL applicato. Se emerge l’inidoneità al lavoro notturno, il lavoratore va assegnato al lavoro diurno in mansioni equivalenti, se esistenti e disponibili.
Fonti: INAIL, “Lavoro notturno e salute: ruolo protettivo della nutrizione”, fact sheet 2026; D.Lgs. 66/2003, artt. 1, 11, 13, 14, 15; INL, nota n. 1050 del 26 novembre 2020.




